dal 26.10.2019 al 26.10.2020
Chiesa Rettoria di Sant'Andrea al Celio
Sarà inaugurata il prossimo 26 ottobre, presso la chiesa rettoria di Sant’Andrea al Celio, all’interno dell’Oratorio di Santa Silvia a Roma, l’esposizione permanente OMBRE DI LUCE di Danilo Mauro Malatesta, a cura di Tommaso Zijno.
Immersa in un mondo altro, ricolmo di arte e spiritualità, la mostra intende porre l'attenzione sulla capacità dell’artista di dare corpo all’intangibile, a ciò che è costituito di pura luce, imprimendo sulla superficie vetrata delle sue fotografie i sentimenti più intimi, ancestrali e profondi dell’animo umano.
Le lastre fotografiche presenti in mostra, sono realizzate attraverso l’antico procedimento del Wet Plate Collodion (Ambrotipia), una tecnica fotografica che mescola scultura, pittura e fotografia. La macchina con cui Danilo Mauro Malatesta lavora è una Tailboard, Camera risalente al 1890 con lente Voiglander Helleliar 600 mm f45, gemella della macchina con la quale Secondo Pia fotografò per la prima volta la Sacra Sindone e che è tuttora costudita presso il Museo della Sindone di Torino.
Alfred Eisenstaedt sosteneva che per la riuscita di una buona fotografia non è importante la fotocamera, quanto piuttosto l’occhio di chi scatta. Eppure nel lavoro di Danilo Mauro Malatesta il mezzo fotografico caldeggia la sensibilità dell’artista nella creazione di un’au- ra mistica, capace di esprimere l’imponderabile e di rendere antropico il sovrannaturale. A ben vedere, questa non vuole essere una semplice esposizione fotografica, bensì un percorso, un pellegrinaggio immobile sulla sacralità, sull'inviolabilità dei simboli e sull’o- dierna frantumazione del credo.
Danilo Mauro Malatesta, fotografo, fotoreporter e regista. Nasce a Chicago nel 1966. Si occupa di fotografia dall’età di 20 anni. Collabora con importanti testate e riviste italiane ed internazionali, raccontando, attraverso i suoi scatti, momenti storici cruciali. Firma importanti reportage e documentari su temi d’attualità ed eventi internazionali. La passione per la fotografia lo spinge controcorrente e lo riporta a riscoprire l’antica tecnica fotografica della Wet Plate Collodion, trasformando le sue opere in una pura ricerca della fotografia contemporanea nella giungla dell’era digitale.