dal 25.03.2023 al 07.05.2023
Libera + soon
Sono felicissima di ospitare un progetto fotografico che mi ha emozionata nel primo momento in cui Eleonora me lo ha mostrato.
Facciamo finta che non ci sei? è il racconto per immagini del tempo succeduto alla morte di sua madre.
"Durante questo periodo finale della sua vita, oppressivo, doloroso, claustrofobico, continuamente emergenziale, ma anche affettuoso e sereno tra noi, prendevo energia dal pensiero di poter raccontare con la fotografia quello che stava accadendo. Probabilmente, penso ora, mi stavo costruendo una possibile continuità, un futuro con lei anche dopo la sua morte".
Pezzetti di noi a forma di cose sparse
Sarah Di Nella
Cosa rimane allo sguardo dopo che ce ne andiamo. Tutto e niente. Pezzetti di noi a forma di cose. Sparse. C’è un che di teatrale nel non sapere mai quello che si sta guardando ma nel carpire esattamente l’orizzonte semantico. Immagine dopo immagine Eleonora Scoti Pecora costruisce un’estetica residuale che apre uno spazio inatteso e onirico. Lei, alla stregua di Anne Carson, cerca Elena nel fondo dei cassetti, nei suoi rimasugli, nei segni della polvere sulle mensole, nelle crepe. Quello che di solito ci affrettiamo a rimuovere assume, nelle sue fotografie, la centralità del soggetto. Le memorie “non sono altro che dei muri crollati, dei pezzi d’ombra” scrive Marguerite Yourcenar, le incantagioni di Scoti Pecora le tramutano in nuvole fluttuanti in cui il dolore ha l’aria di una spuma.
La materia è privata, sembra dirci l’iniziale ritratto all’album di famiglia, ma le sue forme sono collettive. Infatti lo sguardo - situato - si sposta immediatamente verso lo spazio domestico periferico. La materia è privata, sembra dirci in chiusura la pagina di un diario, in cui Elena (una madre) scrive di Eleonora (una figlia). “Facciamo finta che non ci sei?” dice la figlia alla madre e con queste parole raccolte nel passato e consegnate a posteriori da Elena Scoti a Eleonora Scoti Pecora, la fotografa afferra un filo ludico e lucido: sulle pareti la materia è viva. A terra un ritratto di Virginia Woolf, poggiata al muro una pala. Come a dire che non mancano le stanze, per il resto vedete voi, la materia non è privata, è intima e collettiva. Impossibile non rifletterci in quello che ci viene mostrato. Le immagini riecheggiano.
Il lavorio che ha portato alla mostra curata da Lina Pallotta è durato anni. Con costanza i vuoti hanno invaso lo spazio, con costanza la luce ha cesellato le ombre. E ora anche con meraviglia.
Testo critico di Sarah di Nella