dal 27.10.2022 al 29.12.2022
Antigallery
Paolo Cencioni (classe 1978) è un viaggiatore con la macchina fotografica. Poco importa se si doti di una Leica o di una Nikon – come nel caso di questa serie su Medina Fès-el-Bali – perché quello che è rilevante sono la casualità della scoperta, le relazioni attivate, gli sguardi incrociati, gli incontri durante le sue peregrinazioni a sostanziare le sue fotografie. Il paesaggio, gli scorci della parte antica e popolosa di Fès (Marocco), riconsegnati con una certa morbidezza concessa al pur netto carattere del bianco e nero, sono territorio di una quotidianità fatta di accadimenti nella norma in cui ad essere speciali, esemplari, sono le persone. Bambini che giocano in un'improvvisata partita a calcio, donne al mercato, il via vai nei vicoli, anziani seduti sugli usci, venditori ambulanti, lavoratori intenti a lavare e tingere stoffe, a cardare lane: sono loro gli eroi silenziosi ma fortemente espressivi degli scatti di Cencioni. Non stiamo osservando reportage in purezza, Street-photography con stile restitutivo ma narrazioni sentimentali, episodi minimi ma evidentemente rilevanti per il nostro fotografo che li riassume in atmosfere in cui traspare una partecipazione affettiva sia dello spectrum, sia dell'operator: tale da rendere complice anche lo spectator (ovvero noi che guardiamo queste immagini).
Tutto è stato colto in un periodo che ha preceduto il Lockdown pandemico e la successiva crisi ma è stato poi organizzate come serie e poi come ipotetica mostra proprio nel periodo di confinamento anti-Covid. Questo forzato isolamento ha permesso all'autore di considerare ogni foto come una finestra aperta sul mondo, una fuga dalla necessaria, obbligata distanza sociale ed emotiva per ricollegarsi al Navel of the World che, a ben guardare, non è un luogo ma è l'umanitàovunque essa si trovi e si esprima.
Questo ci presentano le fotografie di Paolo Cencioni e, viste una di seguito all'altra, compongono quasi una sorta di sequenza filmica in cui ogni scena è un piccolo spettacolo della vita valorizzato dall'occhio e dal cuore del fotografo. Così, il suo lavoro quasi pare la conferma delle parole di Charles Bukowski, ovvero che "la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto": piuttosto, si imbraccia l'apparecchio fotografico e si eterna questa articolata esibizione.
In collaborazione con Takeawaygallery