Bridges to Babylon

dal 29.10.2020 al 29.11.2020

Contemporary Cluster

  • Autore/Autrice: AAVV
  • Curatore/Curatrice: Giacomo Guidi
  • Data Inizio: 29.10.2020
  • Data Fine: 29.11.2020
  • Dove: Contemporary Cluster
  • Indirizzo: Via dei Barbieri, 7
  • Orari: lunedì, martedì, mercoledì 10-20, giovedì, venerdì, sabato 10-00
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 6830 8388
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

     

    𝗕𝗥𝗜𝗗𝗚𝗘𝗦 𝗧𝗢 𝗕𝗔𝗕𝗬𝗟𝗢𝗡 è un progetto in cui interagiscono diversi elementi artistici che, nell’integrazione tipica del metodo Cluster, racconteranno al visitatore una storia: l’alba del giorno successivo alla fine della guerra. Un uomo si sveglia, la guerra è finita ed è terminato il coprifuoco. Lo scenario che si presenta ai suoi occhi è devastante, la visione delle macerie e dei resti della distruzione contrastano con la gioia del nuovo inizio. Le mura dei palazzi raccontano una resistenza, simbolo del coraggio del popolo. Bisogna ora contare i morti, coloro che di questo nuovo compimento non saranno testimoni, i molti caduti, così come caduti sono i poteri forti. Riecheggiano, come in una memoria lontana ma presente, i volti e i discorsi di coloro che questa guerra l’hanno voluta fortemente e con forza l’hanno messa in atto. Una storia ambientata in una terra lontana, dal carattere esotico, con paesaggi, piante, animali e visioni dal gusto mediorientale, dall’occidente ancora poco esplorati.
    Bridges to Babylon narra una realtà immaginaria ma realistica, di un mondo che è allo stesso tempo distante ma vicino a noi. Le estetiche di questo progetto, appositamente studiato per la galleria, si muoveranno tra umori e percezioni di carattere mediorientale ed elementi iconografici tipici del nostro paese, creando un ponte: il Ponte per Babilonia che, come diceva Alessandro Magno, portava alla perfezione, alla bellezza. Babilonia come simbolo di pace, centro della cultura e un’immensa rete di arte e sapere.
    Bridges to Babylon, titolo del noto album dei Rolling Stones, pubblicato il 29 settembre 1997, incarna dunque la ricerca di un’estetica, di un suono - nel caso della band - che potesse diffondere amore e pace. Un viaggio all’interno di una memoria collettiva che mira a mostrare le vie di una possibile rinascita, dove l’estetica occidentale si unisce a quella orientale in un tentativo di costruire una damnatio memoriae, una condanna alla memoria, dove la pena non è più la distruzione bensì il ricordo degli errori commessi. 
    Il progetto mette così in scena l’ipotetico paesaggio della desolazione, a partire dalle automobili danneggiate rappresentate dalla giovane artista tedesca 𝗦𝗔 𝗥𝗨𝗡𝗔, che propone quattro pezzi di uno dei suoi lavori più significativi della serie C’est la vie; proseguendo con i lavori di 𝗝𝗘𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗖𝗔𝗕𝗥𝗘𝗥𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗔𝗡𝗗𝗔𝗡𝗚, nati da un processo creativo basato sulla costante ricerca compositiva e stilistica. L’artista ha realizzato per la mostra una serie di pitture ispirate al mondo della vegetazione mediorientale, facendo rivivere al pubblico la grandezza e la potenza del rigoglioso giardino di Babilonia, tra ambientazioni botaniche e utopie orientali.
    Suggestiva sarà inoltre la collezione di ceramica di 𝗗𝗘𝗧𝗦𝗛𝗢𝗥𝗢𝗥𝗘, simbolo di resilienza, capace di rendere esplicita la brutalità e identificarla come il mezzo più efficace per costruire un contrasto tra azioni passate e presenti. L’artista ci racconterà qualcosa di autentico, evidenziandone i possibili elementi di contrasto nella rappresentazione diabolica nata dalla maschera come concetto storicamente legato al teatro. Emblematici ed evocativi sono i tappeti del collezionista 𝗘𝗗𝗢𝗔𝗥𝗗𝗢 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗡𝗢. Nel corso della storia le funzioni dei tappeti sono state molteplici, considerati una delle prime arti dell’umanità. Il tappeto assume la valenza di un’importante forma di comunicazione tra i continenti del Medio Oriente e dell’Asia centrale, come mezzo per la diffusione di informazioni e testimonianze di culture. 
    Le guerre, in seguito, hanno segnato l’iconografia e il linguaggio artistico fino a influenzare ogni forma di espressione. Questa nozione viene ben rappresentata dai tappeti esposti che servendosi di simboli e immagini evidenziano una specifica forma linguistica, un manifesto di propaganda: incitare una resistenza, raffigurare l’espulsione degli invasori, ostentare il potere del terrorismo, registrando sui tessuti i segni indelebili della guerra. La guerra viene così razionalizzata e raccontata su quella che è la materia tipica di quel territorio, il tappeto, dove fiori e simboli lasciano spazio a kalashnikov e bombe a mano. Ad arricchire la mostra sarà la video installazione di 𝗖𝗜𝗥𝗜𝗔𝗖𝗢 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗨𝗦 "Il cecchino", allestita nello spazio della grotta di Palazzo Cavallerini. Un misterioso e invisibile cecchino armato di MK47 spara contro migranti, nani, ebrei, islamici, neonazisti, zingari, capi di stato, intellettuali, sportivi, testi di messaggi Facebook, Twitter ... e perfino il papa e Snopy non sfuggono all’odio indistinto, trasversale, che colpisce tutto e tutti. Alla fine del video è l’artista medesimo che interpreta creativamente il ruolo del cecchino, la sua risposta artistica si palesa nel giocare con un fucile di legno. L’opera pone quindi l’accento sulla responsabilità dell’arte e dell’intellettuale nel suo rapporto con la realtà.
    Il racconto segue con le fotografie di 𝗦𝗜𝗠𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜 che raccontano brutalmente la morte. Le immagini obitoriali rievocano la forma più classica e cruda di cronaca, capace di immortalare il risveglio di città distrutte dalla guerra. L’obitorio incarna il luogo primario che ospita la morte, la analizza e la supera esplorandola nei suoi più intimi aspetti. 
    In maniera ironica, infine, la capsule di 𝗘𝗥𝗕𝗔 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔 fornirà dei fenicotteri in ceramica, dai colori e dalle texture sgargianti a contrastare con determinazione la decadenza funerea e a riaccendere il lume della speranza. I motivi d’arredamento di Erba funzionano da antitesi alle immagini drammatiche lasciate dalla guerra. Il fenicottero in antichità simboleggiava trasformazione e resurrezione, considerato come un uccello sacro per la cultura egizia e riconosciuto come un animale divino. Il fenicottero, inoltre, non solo ricorda la fenice capace di rinascere dalle proprie ceneri, ma si dice abbia ispirato il mito riguardante l’animale divenuto poi simbolo di resistenza e forza.
    Durante l’inaugurazione il compositore 𝗩𝗔𝗛𝗜𝗗 𝗘𝗙𝗧𝗘𝗞𝗛𝗔𝗥 𝗛𝗢𝗦𝗦𝗘𝗜𝗡𝗜 proporrà una sonorizzazione ambientale che sarà la colonna sonora portante della mostra, dove il pubblico sarà accompagnato da una performance di violoncello in un unico dialogo con l’intelligenza artificiale al servizio della musica.